Sono solo coincidenze Alla Scoperta della Vera Realtà

Sono solo coincidenze Alla Scoperta della Vera Realtà che ci circonda

 

Così forse intonerebbe questa domanda sulle note di una canzone di un famosissimo cantautore, e suonerebbe in armonia con la metrica della strofa in ottasillabi. Di cosa stiamo parlando? Dell’armonia delle coincidenze. Quella quantistica in scala planckiana che spiega a suo modo e a ragione, questi eventi in collisione fra loro, governati dal semplice caso. Ma non può finire così.

 

Se dieci ragazzi lanciano contemporaneamente un sasso ciascuno verso una mela attaccata all’albero e uno solo la colpisce, si dice “caso vuole che uno su dieci la colpisca”. Se tutti e dieci lanciano nuovamente il sasso contro un’altra mela, uno di loro ancora la colpisce, ma non sarà lo stesso di prima, oppure sì, oppure nessuno. Dopo ripetuti lanci, fino a esaurimento “mele” o fino alla stanchezza dei lanciatori, il bersaglio designato verrà pirandellianamente colpito da uno, nessuno o centomila sassi lanciati, e non ci sarebbe niente di strano: la natura distribuisce più o meno equamente le probabilità di successo a ciascuno dei lanciatori, ponderando favorevolmente quelli più bravi. Ma sarebbe preoccupante se, dopo ripetuti lanci, chi fa centro fosse sempre lo stesso, ogni volta, e magari costui non ha mai giocato a baseball. Coincidenze? I più scettici si soffermerebbero a riflettere. I fatalisti e i religiosi, invece, hanno sempre una risposta.

 

Ti è mai capitato di cercare qualcosa affannosamente, mettere tutto all’aria, cassetti, vestiti, svuotare un intero armadio, mettere a soqquadro un’intera stanza, ma non trovare niente. Cerchi di nuovo, mentre rimetti tutto a posto: sfogli i libri, i quaderni, ma quella busta non appare. Apri tutte le scatole e scatolette, ma quell’anello si è nascosto troppo bene.

 

E quella statuetta di cristallo di Murano che conservavi gelosamente? Durante il trasloco si è resa invisibile e l’unica consolazione è quella che se non ritrovi i frantumi è ancora intera e ben nascosta al sicuro da qualche parte. Chiami a raccolta i tuoi amici, parenti, più occhi aumentano le probabilità di successo, ma niente. Poi, all’improvviso, dopo la rassegnazione, o nel momento topico, un attimo prima della disperazione, quell’oggetto riappare. Dove? Lì, davanti ai tuoi occhi, dove l’hai cercato e ricercato mille volte, dove ci hanno guardato tutti, ma non lo stavi più cercando, anzi chissà per quale strano motivo, non l’hai ri-acquistato in negozio, hai esitato e … forse a ragion veduta, perché il giorno stesso o poco tempo dopo l’hai ritrovato: che coincidenza!

 

“Ma come ho fatto a non investire quel motociclista? E’ sbucato all’improvviso, ma il mio piede era sul freno prima ancora che lo vedessi!”

 

Queste e mille altre stranezze, coincidenze ed eventi tutt’altro che metafisici, succedono a chiunque, e dico a chiunque, prima o poi, nel corso della vita, basta solo alzare il livello d’attenzione, e, per un breve periodo, uscire dal vittimismo opprimente del “Ecco! come volevasi dimostrare! Capitano tutte a me! Ma che ho fatto di male per essere così sfortunata????”.

 

Sì, perché siamo talmente oppressi dai problemi del quotidiano che sui nostri sensi è calato un filtro “passa-disgrazie”,grazie al quale siamo immolati a vittime del destino o di chissà quale rituale Voodoo, recitato da chissachi con tanto di bambolina di pezza a spilli. Nasce un nuovo dio: il destino che si accanisce contro di noi, martiri, complici gli amici, i conoscenti, i colleghi, le istituzioni, la situazione politica che ci mette del suo a trasformare l’ansia in terrore. Accendi la TV e proprio in quel momento trasmettono “Il Romanzo di un giovane povero”, i cui guai sono niente in confronto ai nostri.

 

Ci si mettono pure le coincidenze a rigirare il dito sulla piaga, e il telecomando,dopo una “morsa ditale” che insiste sul tasto rosso, vola … sul morbido divano (televisore e telecomando risparmiati, dati i tempi che corrono!).

 

E così le coincidenze voltano a sfavore della povera vittima designata, un vero e proprio stillicidio, che si accanisce e morde dove ha già morso più volte. “Chi è più sventurato di me?” frignava regolarmente Paperon de’ Paperoni, nelle vicende presentate dall’inossidabile Walt Disney, che ci hanno accompagnato in gioventù … e non solo.

 

Ma fermiamoci solo un attimo, e facciamo una piccola riflessione: le disgrazie, che fanno parte della nostra vita, come dice saggiamente il Dalai Lama Tenzin Gyatso, destano ovviamente la nostra maggiore attenzione, perché consideriamo “normalità” il buon corso degli eventi che, di fatto, costruiscono la nostra vita in tutto il suo percorso. Ci crucciamo e ci condanniamo di essere stati la persona sbagliata nel posto sbagliato il giorno in cui succede quel malefico incidente: “Accidenti! ma perché ho fatto proprio quella strada? Se avessi svoltato prima, non sarei qui in un ospedale e con la macchina distrutta!”.

 

Anche Cristo disse più o meno: “La strada del bene è piena di ostacoli, chi vuole seguirmi, prenda la sua croce e mi segua”. E le altre religioni non sono più tenere, qualcuna addirittura, nella sua travisazione estrema, invita all’atto estremo di autodistruzione per raggiungere il paradiso.

 

Quindi, ovunque rivolgiamo le nostre colte letture, nessun pensiero religioso o filosofico, comunque di grande importanza, ha mai affermato che siamo nati per essere felici. Perfino il nostro istinto nativo ce lo urla in mille modi: “La felicità ce la dobbiamo conquistare” ed è molto dura, aggiungerei, senza tema di smentita alcuna.

 

Asseriva Machiavelli: “L’uomo è arbitro solo per metà del proprio destino. Può influire positivamente o negativamente su questa metà e può agire con la sua virtù fino a cambiare il corso degli eventi”.

 

Ma ci siamo mai chiesti quante disgrazie abbiamo evitato, e chissà quante volte, magari svoltando per sbaglio a destra anziché a sinistra?

 

Sicuramente abbiamo mandato duemila accidenti al diavolo, o ai santi, o al solito destino, per aver fatto un giro più lungo, che ci ha fatto perdere l’appuntamento, o il treno, o l’aereo, ma forse, senza saperlo, quella svolta ci ha salvato la vita.

 

Alziamo il livello d’attenzione, dunque, e cominciamo a scrutare le coincidenze, semplicemente analizzando i fatti, senza coinvolgere miti, religioni, tabu e qualunque forma di dottrina fuorviante. Guardiamo oltre, senza ossessioni (quale, ad esempio, “succede perché doveva succedere e non poteva andare diversamente”), ma con un alto senso critico avulso e astratto, rivolgiamo quest’attenzione anche agli eventi che si sono volti in qualche modo a nostro favore: “E’ successo quel qualcosa in quel determinato posto a quell’ora e ne ho tratto beneficio”. E’ stata una semplice coincidenza, e la possiamo tranquillamente archiviare, un fatto isolato. Ma non fermiamoci: memorizziamo l’evento, la sua dinamica, il beneficio tratto, in un taccuino, nel nostro diario, nel computer con il nostro immancabile Word, e alziamo le antenne con questa speranza: “Potrebbe risuccedere”. Per molti, ma non per tutti, risuccede, in modo diverso, in tempi e dinamiche diverse, ma il risultato è sempre quello: ne ho tratto beneficio.

 

“Un colpo di sonno? eppure ho dormito benissimo stanotte! Fammi accostare all’area di servizio, che stranamente è comparsa in anticipo rispetto al piano di viaggio, una pausa, venti minuti, non più, un caffè e riparto”. Più avanti un incidente, sembra successo da poco, non ne parla l’Isoradio, accosti per vedere se qualcuno ha bisogno d’aiuto, poi chiedi: “Ma quanto tempo fa è successo?” e ti viene risposto “Mah, una ventina di minuti fa o poco più″. Le tue antenne, adesso sintonizzate su quella lunghezza d’onda, t’inducono alla riflessione. Che coincidenza, scriviamola nel taccuino.

 

Quando, nei giorni, nei mesi e negli anni a venire, queste coincidenze si ripetono (oramai il filtro “passa-disgrazie” è annullato), la riflessione diventa studio e analisi. Non ne parli con nessuno: ti prenderebbero per pazzo. Già li vedi e ti pare di sentirli: “Eccolo l’ateo rinsavito! Mentre ci sei, dimmi che numeri devo giocare, non si sa mai!”. E mille volte credi che i numeri li stai dando per davvero, o forse sei vittima di un’autosuggestione, cancelli tutto dalla mente, ma non il taccuino. Poi la radio, una trasmissione fuori programma, causa sciopero: invece della “solita musica” trasmettono un’intervista a una “luminare” professoressa, mentre sta rispondendo alla domanda del giornalista: “Sì, esistono e sono intorno a noi, in ogni momento e sono la nostra guida, fanno di tutto per farsi accorgere, ma non si rivelano nella forma che gli abbiamo attribuito, bensì nei fatti, negli avvenimenti, spesso mediante coincidenze a nostro favore e vantaggio. Dobbiamo ringraziarli, sempre, anche quando ci sembra che ci facciano remare contro. Se lo fanno c’è un motivo, e se li ringraziamo, sentitamente e sinceramente, ci saranno sempre più vicini e ci aiuteranno, basta solo che lo vogliamo, ma solo se le nostre intenzioni sono rivolte al bene”.

 

Pausa pubblicitaria. Ma di che stanno parlando? Accidenti! Ho acceso troppo tardi. Sicuramente dei Marziani. Lo dicono sempre che sono fra noi, ecco! Dev’essere così, sono esseri della quarta dimensione, loro ci vedono e noi non li vediamo, come nei film di fantascienza. La pubblicità si conclude e lo speaker recita: “Riprendiamo l’intervista con la professoressa Xywz. Per coloro che si fossero messi in ascolto solo adesso, il tema di oggi è “Gli Angeli e il loro ruolo nella società moderna”.

 

Un brivido freddo, un’emozione, attraversano tutto il corpo, in un attimo: una luce in fondo al tunnel suggerisce un barlume di spiegazione, e per quanto tu sia ateo o miscredente o scienziato o filosofo o pragmatista, non riesci a esimerti dal riflettere ancora una volta, finendo per chiederti: “E se ci fosse un fondo di verità?”. A questo punto puoi solo continuare il viaggio, le antenne più alzate che mai.

 

Passa un gatto nero: poco male, non sei superstizioso, ma freni d’istinto (potenza della suggestione, direbbe Paperinik), poi ti ricomponi e riprendi la velocità di crociera. Un rumore strano colpisce le tue orecchie, il rumore è accompagnato da una vibrazione di tutta la carrozzeria, direttamente proporzionale alla velocità. Un tuffo al cuore: “Oddio! Il semiasse. Non ci voleva! Proprio adesso che sono anche senza soldi! Poteva succedere fra sei mesi?”. Rallenti, 70 orari, meglio 60 …  50. Un’area di servizio all’orizzonte…”evviva! pazienza! chissà quanto mi costerà, ma almeno risolvo”. Il capofficina:”Tranquillo! fosse stato il semiasse non sarebbe qui a raccontarmela, ma davanti a un carro attrezzi! vede quest’abbozzatura? La gomma posteriore ha ceduto in questo punto, si è deformata ma non ha ceduto nella struttura, per caso ha fatto una frenata improvvisa?”. “Veramente sì, procedevo a 130 orari e ho dovuto frenare per … ehm … perché all’improvviso hanno frenato le auto davanti a me! Poi ho sentito questa vibrazione e ho rallentato a 50 orari fino ad arrivare qui”. “Ed è stato doppiamente fortunato, ringrazi coloro che l’hanno fatta frenare! Queste due gomme posteriori sono talmente usurate che nel tempo avrebbero potuto cedere, non più di altri mille, massimo duemila chilometri e poi sarebbe andato fuori strada. Invece adesso se la cava con soli 200 euro, e avrà due gomme nuove e viaggerà in sicurezza!”

 

“Certo che devo ringraziare” – pensi fra te e te – “E chi??? Il gatto nero, naturalmente, o chi ha inventato questa superstizione idiota o …. Accidenti!” E riecheggia la voce della professoressa “Loro sono la nostra guida …” e poi “A loro piace essere ringraziati …”.

 

A questo punto, impersonando questo protagonista immaginario, ma non improbabile, rivedi tutto il tuo pensiero e le tue convinzioni e, anche se non cedi ad alcuna confessione religiosa, né tantomeno all’idea di rituali pagani, cominci affannose ricerche su Internet con l’immancabile Google, raccogli testimonianze e alla fine trovi un denominatore comune ricorrente: le coincidenze.

 

Adesso, per quanto il tuo essere razionale si ribelli, l’altra metà machiavelliana (non “machiavellica”, non confondiamo!) prende il sopravvento e ascolta i suggerimenti del cuore, aiutato dall’intelletto e, forse per la prima volta in vita tua, cominci a pregare, a modo tuo, per te stesso o per qualcun altro, ma sinceramente, col cuore, appunto.

 

Perché questo vogliono gli Angeli (accettiamo di buon cuore quest’etichetta convenzionale), danno molto, moltissimo, per nulla in cambio, solo amore verso il prossimo e verso se stessi e un po’ di gratitudine: stanno lavorando gratis per te. Ringraziarli è doveroso, e poi cosa c’è da perdere? Nulla appunto: fare del bene non ha mai fatto male a nessuno.

 

Chi sono gli Angeli? “Gli Angeli sono gli uomini liberi”, recita il ritornello di un’altra nota canzone di un bravissimo cantautore, non meno importante del primo.

 

Ma è necessaria una risposta? E come la vuoi? Razionale? Religiosa? Metafisica? Astratta? Spirituale? Logica? Scientifica? Vuoi certezze? Eccone una, maturata dopo trecento anni di vuoti e oscurantisti dibattiti fra sedicenti dotti: gli Angeli non hanno sesso.

 

Vincent Pisano di http://www.ilgiornaledellebuonenotizie.it

 

 

 

Sono solo coincidenze Alla Scoperta della Vera Realtà che ci circonda

 

 

www.leparoledegliangeli.com

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