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Viaggio a Medugorje pellegrinaggio a Medugorje racconto Esperienza a Medugorje

Viaggio a Medugorje pellegrinaggio a Medugorje racconto Esperienza a Medugorje

 

Non è la prima volta che faccio questo viaggio, e in questi ultimi anni ho potuto notare che l’afflusso di gente, in questo paese bosniaco sperduto fra le colline intatte, è notevolmente aumentato, a scapito dell’intimità e del silenzio necessari al raccoglimento interiore, necessario se si vogliono godere i frutti spirituali di questo pellegrinaggio.

Per me che parto da Venezia in macchina, il percorso mi apre gradatamente i panorami spopolati e severi dell’autostrada che attraversa la Croazia fino in Bosnia, ed è come un graduale cambiamento fisico dell’ambiente circostante, un graduale allontanarsi della civiltà sovrappopolata, dei rumori, del caos, dei problemi quotidiani. Per me è molto più bello che andare in aereo. Piano piano si entra in una dimensione più pacata, che ha la misura dell’uomo, poche automobili e spazi sconfinati, sobrietà e silenzio.

Il viaggio, che dura all’incirca otto, nove ore, è già in se stesso preparazione all’atmosfera rarefatta di Medugorje, paesino che è ora come un’oasi nel deserto bosniaco della povertà e della fatica di riscattarsi dalla guerra. Circondato da colline e da monti, Medugorje non colpisce certo per la sua bellezza: è un paese con case anonime, cresciute alla rinfusa, e dove le botteghe di souvenir si sono affollate intorno alla piccola chiesa che non riesce più a contenere la grande massa di pellegrini che giungono da tutto il mondo. Eppure, stranamente, l’aspetto del business qui non indigna, è solo una fastidiosa necessità e nulla più, perché ci si sente subito proiettati in una dimensione del vivere che noi qui abbiamo completamente smarrito. Tutto è più semplice, immediato, senza fronzoli, perfino le pensioni e gli alberghi sono semplici, quasi severi, sembra quasi che non si voglia far prevalere i bisogni del corpo su quelli dello spirito.

Colpisce vedere frotte di persone che pregano, assetate di dimostrare la propria fede e nient’altro, poi subito diventa facile distaccarsi dall’ambiente circostante, raccogliersi in una dimensione che ci rende vicino il Cielo, ed ogni luogo simbolo di Medugorje pare ospitare davvero la Madonna e Gesù Cristo, si ha l’impressione che chiamandoli essi possano risponderci, è la loro casa terrena, altrimenti come spiegare il miracolo delle centinaia di persone in fila paziente ad aspettare il turno di confessarsi? E quello delle decine e decine di persone in fila sotto la statua del Cristo Risorto per poter asciugare con un fazzoletto la goccia di acqua che inspiegabilmente fuoriesce da un ginocchio della stessa da anni? E ancor più, quello delle file interminabili di persone in preghiera che percorrono senza battere ciglio la salita (ripidissima e rocciosa) al Podbordo, collina delle apparizioni, e quella, ancor più ripida, lunga e faticosa del monte Krizvac, ritenuto luogo sacro? Sono salita anche io sul Krizvac, per la seconda volta nella mia vita, e stavolta c’erano 30 gradi all’ombra, ma ho visto persone anziane, malate, salire addirittura scalze sulla cima superando massi rocciosi taglienti ed insidiosi senza alcun pericolo. Se non sono questi piccoli miracoli….

In quell’atmosfera rarefatta, in cui il mondo e il suo caos ci appare lontano, è più facile ascoltare la propria anima, sollevarsi un po’ dalla terra che ci costringe alla fatica di vivere, isolarsi dai problemi quotidiani e in questo aiuta Maria che lì è viva e presente. E’ come prendere una boccata di ossigeno puro per la nostra anima, il tempo passa veloce nella preghiera che qui, non so perché, si sente nascere veramente dal cuore. E per me il vero miracolo è proprio questo, ecco perché credo che chiunque, credenti e non, possano trovare qui uno scenario sorprendente in cui ritrovarsi per un attimo, riprendere i contatti con la propria anima, far tesoro di un motivo di riflessione profonda.

Francesca

 

 

Titolo   Viaggio a Medugorje pellegrinaggio a Medugorje racconto Esperienza a Medugorje

 

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