Le Parole degli Angeli
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Angelo Custode Le favole per adulti e bambini

Angelo Custode Le favole per adulti e bambini di Vincent Pisano

Storie per dormire

Un uomo di mezza età viveva solo nella sua casetta di campagna, lontano dalla civiltà, lontano dai rumori. Non voleva vedere nessuno e non si curava di nessuno, gli bastava il suo orticello col suo albero da frutta e la sua pensione per vivere tranquillo i suoi anni.

“Non mi manca nulla” – diceva – “ho costruito questa casetta con i soldi della liquidazione dal lavoro, e ho tutto quello che mi serve”.

Ripensando ai figli, invece, ricordava i momenti belli che non sarebbero più tornati.

Poi si addormentava e al mattino si risvegliava col canto degli uccelli e non mancava di godersi il meraviglioso spettacolo della natura che si ridestava ogni giorno.

Ma quando veniva l’inverno cominciavano i dolori. La casa era fredda, il camino non bastava e non aveva i soldi per fare l’impianto termico, la sua parte di pensione gli era appena sufficiente per vivere, per pagarsi la legna che alimentava il camino. La notte si sotterrava con tre coperte di pelle di pecora fin quando il sole del mattino non tornava a splendere.

In quelle occasioni i pensieri più bui e i ricordi più tristi inevitabilmente si riaffacciavano.

Metà della pensione andava alla sua ex moglie, che lo aveva abbandonato da trent’anni, ma che non lavorava ed era afflitta da un male incurabile, che comunque le consentiva di andare avanti.

Quando ripensava a lei gli ribolliva il sangue, per il male subito, dimenticando il male fattole a sua volta.

Quando pensava ai suoi amici ricordava solo di come gli avessero girato le spalle quando lui si era trovato in difficoltà finanziarie dopo l’ultimo incidente che lo aveva reso inabile al lavoro.

“Se solo l’assicurazione mi liquidasse il danno dell’incidente, potrei far mettere i termosifoni!”, ripeteva a se stesso a voce alta. Sì perché vivendo da solo aveva imparato a conversare con se stesso, per farsi compagnia, per non impazzire. Da anni l’assicurazione, che doveva liquidargli il premio per il danno che lo aveva reso inabile al lavoro che faceva, latitava, prendeva tempo, prometteva, rinviava, ma non lo pagava.

E lui, non potendo permettersi di sostenere le spese legali per reclamare i suoi diritti, aspettava e soffriva il freddo. Il suo cuore era buono e mai gli passò per la testa di tagliare o ridurre l’assegno di mantenimento alla ex moglie, anche se la legge sarebbe stata dalla sua parte, ma ogni inverno era sempre più freddo e più difficile da affrontare con le sue esigue risorse.

Una sera sentì bussare alla sua porta, proprio verso l’ora di cena. Infastidito andò ad aprire, preparandosi a recitare il solito “Non mi serve niente, se ne vada” e chiese chi fosse, con tono molto seccato.

Gli rispose una sottile voce femminile “La prego mi faccia entrare, solo un attimo, per riprendermi dal freddo, poi me ne andrò subito, riprenderò il mio viaggio”.

L’uomo, combattuto tra il suo egoismo di circostanza e la sua natura sepolta di gentiluomo, dopo una breve esitazione aprì la porta e si vide davanti una giovane donna meravigliosa, avvolta in una coperta, malvestita e infreddolita. “Entra” – le disse, sempre con tono burbero – “Se vuoi lì c’è il camino, la c’è il frigo. Mangia qualcosa, così prima riprendi le forze e prima te ne vai!”.

“Grazie, signore, lei è veramente buono”.

L’uomo girò le spalle e se ne andò in camera, ma tornò poco dopo con un vestito quasi nuovo.

“Ecco, questo vestito era della mia ex moglie, dovrebbe essere della tua misura. Se non lo è … questo c’è e questo ti prendi. Se ti ripari meglio dal freddo potrai arrivare a destinazione e non corro il rischio che torni indietro, buona notte. Quando esci chiudi la porta”. E fece per ritornare nella sua camera.

La donna gli chiese “Ma lei non mangia signore? O ha già mangiato? Perchè non mi fa compagnia?”.

E l’uomo: “No, mangerò quando te ne vai, e non ho intenzione di parlare con nessuno. Ho già parlato troppo con te, non sono abituato a parlare. Voglio stare da solo col mio problema, mangia, scaldati, vestiti e vattene”.

La donna gli si avvicinò e gli prese la mano destra: “Gentile signore, questa sua mano è rigida, immobile, mentre l’altra è viva, agile, cosa le è successo?”.

L’uomo un pò addolcito dalla tenerezza della giovane donna, aprì uno spiraglio nella sua scorza da orso, ma rimanendo sulle sue: “Certo, come credi che esca una mano dopo un incidente, dopo che ci è passata sopra la ruota di un camion? Se almeno l’assicurazione mi liquidasse …” e si zittì subito, pensando di aver parlato troppo e di aver contravvenuto al suo nuovo codice morale di introverso per scelta e orso convinto.

“Ho capito – disse la donna – ecco qual è il problema, ecco qual è la tua infelicità“.

“Adesso mi dai del tu? – ribattè l’uomo – poche confidenze ragazzina, ma che ne puoi sapere tu dei miei problemi, dai siedi e ringrazia che oggi sono di buon umore”.

E la invitò a mangiare con lui. Lei oramai si era riscaldata, si tolse la coperta di dosso e i suoi occhi splendevano di uno strano fulgore, e l’uomo sempre con lo sguardo basso e con la fronte aggrottata, la osservò attraverso le folte sopracciglia cercando di non farsi scorgere.

“Lo so che mi stai osservando, uomo, vedi, le tue mani rispecchiano la tua personalità: quella più forte, la destra, ormai non riesce più a esercitare la forza che gli viene dal braccio robusto di un grande lavoratore. Si è arresa, non può fare più nulla, mentre la sinistra, quella più vicina al cuore, cerca di aiutarla, ma è più debole, vorrebbe fare di più, ma ha paura e non vuole sostituirsi alla destra, agisce con l’aiuto del cuore, ma si nasconde”.

L’uomo alzò il sopracciglio destro e borbottò “E che vorresti dire con questo?”.

La donna: “Tu ti sei arreso insieme alla tua mano destra, uomo, non vuoi più combattere e ti stai lasciando andare. Non permetti che gli altri ti aiutino con il cuore, come la tua mano destra rifiuta la mano sinistra. Hai eretto una barriera che non lascia filtrare i tuoi stessi sentimenti e sei ossessionato e vittima del tuo problema, che ti seppellirà vivo prima o poi”.

“E che dovrei fare secondo te? Le mie risorse sono insufficienti anche per reclamare i miei diritti in questo schifo di mondo, dove prima ti sfruttano e poi, quando non hai più le forze, ti buttano via, e non solo: ti negano i tuoi diritti e ti lasciano morire lentamente. Che dovrei fare? Essere gentile? E con chi? Con te? E perchè? Cosa ne sai tu dei miei problemi, e poi guardati: non sei in condizioni tanto migliori delle mie, non dirmi che sei felice così!”.

La donna, con un sorriso amorevole tolse la sciarpa che le era rimasta intorno al collo e rispose:

“Io sono felice così, anche in questo momento, sono una donna fortunata. Ho aperto la porta del mio cuore rinunciando al mio orgoglio, ho bussato e un angelo mi ha aperto la sua porta, mi ha dato da mangiare e di che scaldarmi e vestirmi …”

L’uomo la interruppe abbandonandosi in una sonora risata: “Chi ti aperto? Un angelo? Iooo? Questa è buona!!! Devo dire che oltre che scema sei anche divertente! Per fortuna sono ateo e non credo né in dio né negli angeli, sai le fregature che mi sono evitato? Qui in questa terra i problemi ce li dobbiamo risolvere da soli. Lassù non ci aiuta nessuno e …”

“E invece ti sbagli” lo interruppe la donna “io so come aiutarti!”.

Dieci lunghissimi secondi di silenzio … l’uomo rimase attonito fra lo sgomento e l’incredulità e senza fiato con la bocca ancora aperta sulla frase che aveva interrotto.

“Tu … Tu … hahahahahahah” riprese a ridere sguaiato “era tanto tempo che non ridevo così! se non altro qualcosa di buono me l’hai portato, mi hai fatto ridere di cuore!”.

“Bene” disse la donna “io ti ringrazio di tutto quello che hai fatto per me, adesso obbedisco al tuo desiderio e mi tolgo di torno, riprendo il mio viaggio, il tuo cuore si sta atrofizzando come la tua mano, le tue orecchie sono più sorde e dure del ceppo di legno che sta bruciando la tua vita, addio, uomo gentile”.

L’uomo smise subito di ridere e si ricompose, fece per accompagnarla alla porta, ma non potè fare a meno di rimuginare sulle parole appena pronunciate dalla donna: “Aspetta … “ – la fermò l’uomo – “e secondo te come mi aiuteresti, vediamo!” il sorriso ancora beffardo, ma il tono più educato, meno sbruffone.

La donna: “Vedi, io lavoro in un’industria tessile, ma non sempre c’è lavoro. Qualche volta lavoro anche per dieci giorni consecutivi giorno e notte, altre volte non lavoro per un mese intero”.

“E allora” – interruppe l’uomo – “ c’è di che esser felici!”.

La donna: “Vedi, quando mi pagano io sono talmente contenta che penso a quei poveri che non hanno nemmeno un lavoro, allora verso il dieci per cento di quello che guadagno alle associazioni umanitarie, ogni volta a una diversa”.

L’uomo: “Brava! Già guadagni poco, e quando guadagni butti via il dieci per cento anziché metterlo da parte per i giorni che non lavori”.

La donna: “E’ qui che ti sbagli ancora, perché il tuo cuore è chiuso come la tua destra e il cervello guarda solo i soldi che non vedi. Io so che il mio angelo custode provvede a me, mi segue in ogni luogo e in ogni momento e senza farsi mai scorgere mi aiuta, anche all’ultimo momento, quando sto per perdere le forze, come quando mi hai aperto tu. E io sono felice, e lo ringrazio sempre, perché gli angeli apprezzano i nostri ringraziamenti e adesso ringrazio te”.

L’uomo, con aria di sussiego e sufficienza: “Ammesso che le tue fantasie da schizofrenica esaltata abbiano un fondamento, io aspetto 10.000 euro da una compagnia di assicurazioni da oramai tre anni: che dovrei fare secondo te? Dare mille euro a chi? E quando, visto che non ce li ho, poiché la compagnia non mi paga? Oppure vado da un’associazione di beneficenza e le racconto “ho intenzione di pagare 1000 euro ma non ce l’ho perché prima li devo incassare!”.

La donna, ancora sorridendo sempre benevolmente gli chiese: “Quanto ti costerebbe l’avvocato per l’azione legale per sbloccare quel denaro?”.

L’uomo: “Duecento euro solo l’avvocato, trecento il tribunale, cinquecento l’udienza, per un totale di mille euro che io non ho, arrivo al massimo a quattrocento”.

“Bene” disse la donna “dai la metà di quello che ti rimane a qualcuno che ne ha bisogno, e la tua casa presto avrà il riscaldamento che meriti”.

L’uomo: “E a chi? non conosco nessuno e …”

La donna lo interruppe: “Il tuo cuore lo sa, lasciati guidare dalla tua mano sinistra, non è la mano del diavolo, è la mano del cuore, è la mano dell’angelo, che aiuta quando la destra non può fare di più. Adesso vado, addio uomo buono”.

L’uomo l’accompagnò alla porta scuotendo la testa, e per un po’ non pensò alle ultime parole della donna, ma andò a dormire turbato. Quando si risvegliò al mattino, gli venne un’intuizione: prese il libretto degli assegni, ne staccò uno che compilò con l’importo di duecento euro, uscì di casa, andò verso il paese dove abitava l’ex moglie, arrivò fino a casa sua, e infilò la busta con dentro l’assegno nella sua buca delle lettere, con un biglietto accompagnatorio che recitava “non è molto, è la metà di quello che mi è rimasto, fanne buon uso”. E tornò a casa.

Quando la ex moglie aprì la buca delle lettere e vide l’assegno corse subito a versarlo in banca, ma vicino allo sportello vide un piccolo salvadanaio con un porcellino simpatico accanto al quale c’era un fumetto che diceva “Aiuta me e Dio aiuterà te, dammi un soldino e salverai un bambino”.

La donna si soffermò a leggere un istante e quando andò per versare l’assegno disse all’impiegato: “Vorrei versare quest’assegno così: l’ottanta per cento nel mio conto e il venti per cento a quest’associazione”

L’impiegato, che altri non era che il direttore della banca che stava sostituendo il cassiere ammalato, rimase un attimo stupito e le disse: “Ma signora! Lei ha già pochi soldi nel conto, se dei duecento in più che suo marito le ha fatto il favore ancorché miracolo di donarle ne toglie quaranta è come se non versasse quasi niente, non risolve i suoi problemi”.

La signora, sorridendo gli rispose: “Vede signor Direttore, lei muove tanti soldi e ne blocca anche tanti ad aziende in difficoltà. Certe volte basta un piccolo gesto, di poco conto che non cambia la vita a noi, ma potrebbe cambiarla a chi ne ha bisogno. Mia madre diceva: il bene ritorna sempre. Non si preoccupi di come spendo quaranta euro, mi accontento dei 160 che mi son piovuti dal cielo. Buona giornata a lei e mi saluti sua moglie”.

Il Direttore, da buon ascoltatore rifletté sulle parole della donna, si rivolse al computer e richiese una lista di tutte le aziende sofferenti che chiedevano soldi per pagare debiti e fare investimenti.

In testa era una compagnia di assicurazioni, che avanzava la richiesta più bassa di tutte le altre: 20.000 euro di finanziamento. Con un click il direttore sbloccò la richiesta accettandola, erogando così il finanziamento alla compagnia in questione e pensò fra se e se: “Beh, la mia banca ha 100.000 euro di disponibilità, quindi se soddisfo una richiesta, anch’io avrò fatto la mia buon’azione senza gravare sui profitti della compagnia”.

Fu così che, qualche giorno dopo, il nostro uomo “orso per scelta” protagonista del racconto, aprendo la cassetta postale vide una comunicazione della banca che recitava: “Le abbiamo accreditato euro 10.000 a saldo competenze sinistro occorso … etc. etc. etc.”.

L’uomo felice come una pasqua corse dall’idraulico per commissionargli l’impianto di riscaldamento, andò a mangiare al ristorante e tornò con una bottiglia di spumante per festeggiare con se stesso l’evento.

Ma quando si sedette al tavolo, euforico più che mai, gli tornò in mente la donna che aveva accolto una sera e che gli si era seduta di fronte, proprio lì davanti, e gli riecheggiarono le sue parole. Decise che voleva ringraziarla, incontrarla. Uscì di casa, prese la direzione in cui l’aveva vista incamminarsi quando l’aveva salutata, chiese agli abitanti di ogni paese che incontrava lungo il percorso, ne fece la descrizione, ma nessuno l’aveva mai vista.

Tornò a casa un po’ deluso, prendendosela con se stesso e il suo egoismo, e pensò: “Ma forse voleva dirmi che lei era un angelo … no … è stata una coincidenza … gli angeli non mangiano e non soffrono il freddo, ma … dopo tre anni una coincidenza così …”. Andò a dormire soddisfatto, ma con quel dubbio tormentoso e col rimpianto. La donna gli comparve in sogno, più bella che mai, in un vestito bianco, gli occhi pieni di luce, che gli diceva: “Non arrovellarti sull’esistenza degli angeli, uomo. Non è la risposta che conta, come non serve sapere il sesso degli angeli, ma quello che fanno, o nei panni di un qualunque mortale o in mille altri modi. Non sono più angelo di te. Tu sei stato il mio angelo per una sera, io sono stata il tuo angelo la mattina dopo, anche se non c’ero; tu sei stato di nuovo l’angelo della tua ex moglie, la tua ex moglie è stata l’angelo che ha illuminato il direttore della banca a favore della tua compagnia d’assicurazione, quindi è stata pure il tuo angelo, e il cerchio si chiude. Gli angeli custodi non hanno le ali e non hanno sesso, ma siamo tutti noi quando pensiamo di aiutare altri che stanno peggio di noi. Il cerchio stavolta era piccolo, ma se tutti diamo un piccolo aiuto verso qualcuno in difficoltà, cerchi sempre più grandi si chiuderanno ritornandoci il bene che facciamo, ma dobbiamo crederci e dobbiamo fare il primo passo senza pensare alla contropartita: prima o poi il bene tornerà da noi, non importa sapere come e perché”.

E così la donna scomparve dal sogno e l’uomo si svegliò, rendendosi conto di esser stato il piccolo meccanismo che inceppava una catena, che quando si era sbloccata aveva cambiato la sua vita, salvandola. Passò il resto dei suoi giorni a cercare la donna che gli aveva aperto gli occhi e col tempo riuscì a riacquisire mobilità alla mano destra, ma nel frattempo era diventato mancino.

La morale? Ce l’ha spiegata la giovane donna: fino al medioevo l’uomo doveva dare un corpo e un’anima agli eventi, attribuendo loro una divinità, ma si intoppava quando doveva stabilire il sesso dell’idolo di turno. Oggi ha superato queste nebbie oscurantiste, ma la luce è ben lontana. L’angelo tutore lo accompagna qualche volta, lo guida anche nel ragionamento e nelle scelte per fargli trovare la strada, ma … non sempre l’uomo è in ascolto.

Vincent Pisano

 

Favola gentilmente concessa da www.ilgiornaledellebuonenotizie.it

 

  

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