Le Parole degli Angeli
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Premorte

NDE Esperienze In Una Donna Cieca

NDE Esperienze In Una Donna Cieca Dalla Nascita

 

NDE Esperienze In Una Donna Cieca

 

Buongiorno a tutti voi da Sara Luce, in questi giorni ho avuto l'occasione di venire a conoscenza di questa bellissima testimonianza che con gioia desidero condividere con tutti voi; questa esperienza di pre morte tocca un argomento molto importante nella nostra vita terrena e cioè la disabilità, in questo caso la cecità sin dalla nascita della protagonista di questa esperienza; altro tema importante portato da questa testimonianza è che l'esperienza di pre morte si è verificata in seguito a un tentativo di suicidio. Ascoltiamo con attenzione tutto il racconto di Vicki Umipeg:

 

"Sono nata cieca. Sebbene fossi diventata adulta, vissi coi miei genitori fino alla loro morte. Essi morirono all'improvviso, a causa di un incidente d'auto, il 14 Febbraio 1994, il giorno di S. Valentino. Io ne fui devastata al di là di ogni dire. Se non fosse stato per il mio cane-guida, Queenie, mi sarei sentita completamente abbandonata. Dovevo ai miei genitori tutto il mio mondo ed il mio unico amico era Queenie. Quando Queenie morì di vecchiaia, sei mesi dopo, non ero più sicura se la mia vita avesse uno scopo o un futuro.

 

Io e la mia famiglia non eravamo religiosi ma ero nata Ebrea, perciò l'idea di un'altra vita era considerata niente più di una masturbazione mentale. Il Rabbino mi aveva parlato a seguito della scomparsa dei miei e non mi aveva dato nessun conforto capace di alleviare la mia angoscia. Simpatiche e beneducate signore Ebree si fermavano da me periodicamente per portarmi cibo ed altre cose di cui avevo bisogno, ma era chiaro che si sentivano un po' a disagio quando mi venivano a trovare, e dopo pochi mesi le loro visite divennero molto rare. Ero troppo orgogliosa per accettare aiuto da estranei ed io ero sicura che mi ritenessero un fastidioso fardello. Sapevo che provavano pena per me, ma anche che non piacevo loro.

 

In quello stato d'animo, decisi di farla finita. Scelsi di fulminarmi ficcando un coltello appuntito in una presa elettrica. Pensai che fosse la via più veloce per farlo e con le minori probabilità di fallimento. Non avevo nessuna voglia di essere un peso per nessuno, inoltre avevo perso ogni fede nelle mie capacità di lavorare per mantenermi, per cui mi parve l'unica soluzione.

 

Ruppi gli indugi e decisi di farlo nel giorno del mio cinquantesimo compleanno. Desideravo il sollievo che il sonno eterno mi avrebbe dato, ma ero anche preoccupata di fallire e di diventare una cieca vegetale costretta in un letto per il resto della mia miserevole vita.

 

Sedetti davanti alla presa per ore. Presi a dirmi continuamente che non avevo nessun motivo per vivere, la mia vita era finita. Finalmente infilai il coltello nella presa di corrente ed il dolore fu indescrivibile. Pensai di aver perso la ragione per farmi questo. Allo stesso tempo potei vedere per la prima volta. Ero al di sopra del mio corpo a guardare me stessa. Il vuoto totale che mi aspettavo non era lì. Semplicemente galleggiavo intorno alla stanza ed ancora una volta guardai me stessa in basso. Ero scioccata. Naturalmente non avevo mai visto me stessa e pensai che fosse bene darci un'occhiata.

 

Dopo aver osservato le mie fattezze per un tempo che pareva un'eternità, un pensiero mi colpì: se ero in grado di vedere me stessa, allora avrei potuto vedere anche altre cose, ed allora pensai “che dono meraviglioso ho ricevuto!” Piuttosto che immaginare come fosse fatto il mio mondo (sotto forma di un piccolo appartamento), io lo potevo vedere.

 

Poi sentii dei rumori dal di fuori: c'era qualcuno che bussava alla porta del mio appartamento. Dissi a me stessa “beh, andiamo a vedere chi è”. Fluttuai verso l'ingresso e vidi che era la mia padrona di casa. Vidi che aveva un foglio di carta in mano ed ero certa che fosse una seconda notifica di sfratto. Non avevo un soldo per pagare l'affitto e sapevo che me ne sarei dovuta andare al più presto. La studiai per alcuni secondi poi pensai che stavo solo perdendo il mio tempo: volevo andare a vedere il mondo!

 

Immediatamente fluttuai attraverso i muri del'appartamento e già vedevo la strada in basso. Pensai "vediamo se posso toccare qualcuno". Mi avvicinai ad un bambino che si trovava in strada e poggiai la mia mano destra attraverso di lui ... “che strano” pensai, “non posso toccarli ma ho ancora una mano”.

 

Osservai la mia mano per alcuni minuti e notai che splendeva un po' ed era molto trasparente. Poi mi aggirai nei dintorni guardando altre cose per poi tornare indietro verso il mio corpo, come attratta da una forza sovrannaturale. Mi accorsi che la padrona di casa era entrata ed avendo scoperto il mio corpo stava chiamando il 911 (l'italiano 118). "Non voglio essere rianimata, spero di essere morta, perché è molto meglio che essere vivi".

 

Stavo sempre fluttuando nell'appartamento guardando ogni cosa. Un altro particolare che notai fu un soverchiante senso d'amore e pace che mi stava inondando. Non mi sentivo così da quando i miei genitori erano ancora vivi. In qualche modo mi trovai a volare attraverso un chiarore pieno di gioia, un tunnel di forma ovale che conduceva ad una luce che si intravvedeva in lontananza. Non avvertii alcuna paura, solo questo senso di pace e persino una certa meraviglia.

 

Quando uscii fuori nella luce vidi un uomo vestito con una tunica, barbuto e dai lunghi capelli castani, io chiesi "chi sei?" ed egli telepaticamente mi disse di chiamarsi Gesù. "Non credo in te" gli dissi. Lui sorrise e replicò con un pensiero del tipo "... beh io sono qui lo stesso". Scrutando nel profondo dei suoi occhi gli chiesi "sei stato sempre con me durante tutto questo tempo, mi conosci e ti prendi cura di me?" Lui sembrò essere divertito e disse "ti ho sempre amata, ora vuoi restare o vuoi andartene?” »

 

(Dato che il racconto è molto lungo, da questo punto ve ne riassumo le parti successive - ndr)

 

Vicki si rese conto all'improvviso di questa luce che si dirigeva verso di lei e che sembrava darle calore. Dio era Amore e Luce e sembrava permeare ogni cellula del suo corpo, tanto da farla piangere. Questa luce era gigantesca, enorme e la faceva sentire amata e nello stesso tempo umile, imbarazzata, stupita e perdonata.

 

Poi si trovò in una grande stanza con tanti schermi sui muri, da ognuno di questi "televisori" veniva trasmessa una scena della sua vita: il bene, il male, i segreti reconditi, ecc. Tutto andava avanti indipendentemente, in una specie di caos temporale in cui era possibile sentire tutto, compresi i pensieri e le emozioni delle altre persone. Come se non bastasse, anche i pensieri del suo cane le erano chiari! Poteva sentirli e capire come avesse condizionato la vita dell'animale. Vide i suoi genitori e li riconobbe come tali, anche se in realtà non aveva mai potuto "vederli" coi suoi occhi terreni. Si rese conto dei loro sacrifici, di quanto era stato difficile per loro tirare avanti con una figlia così gravemente handicappata, eppure l'avevano amata lo stesso.

 

Poi la Luce le chiese cosa ne avesse fatto del dono prezioso della vita, e lei si giustificò dicendo che la cecità le aveva impedito di agire. "Eppure potresti fare di più. Vuoi tornare sulla Terra?" Lei si oppose con tutte le sue forze, voleva stare con Lui! Allora la Luce la proiettò in un bellissimo prato, erba, fiori, colori stupendi che lei non conosceva, che non aveva potuto fare altro che immaginare... ed ecco i suoi genitori, sani, giovani e sorridenti, che l'abbracciano e la baciano, che la rimproverano con gentilezza per il suo atto estremo. Le dicono che è stata anche un po' colpa loro, che l'avevano tenuta al di fuori della vita normale per proteggerla, ma che ora doveva tornare indietro ad affrontare la vita, dimenticando il suo handicap, per imparare, per fare esperienza, come tutti.

 

Dio le diede da scegliere: o restava lì per un po' per poi reincarnarsi in un'altro corpo affetto da cecità (o da un'altra anomalia), sperimentando di nuovo tutte le situazioni che l'avevano portata al suicidio, o poteva rientrare nel suo corpo per terminare la vita che le era già stata assegnata. Le sarebbero stati dati dei doni spirituali che l'avrebbero aiutata a superare i problemi con facilità.

 

Ripensandoci si rese conto di essere stata codarda, mentre i suoi genitori avevano coraggiosamente affrontato la loro prova fino in fondo. Fece tante domande e seppe di aver scelto lei stessa la cecità per mettersi alla prova, come tutti coloro che decidono di incarnarsi sulla Terra. Seppe che nell'Aldilà ci sono ordini e ruoli precisi, vide l'Amore sconfinato di Dio che ci permette di soffrire per nostra stessa scelta. Seppe pure che per questo motivo esiste la reincarnazione, che la morte non é la fine di tutto e che l'Amore di Dio si estende a tutto il Creato.

 

Poi Queenie, la sua cagnetta preferita, le venne incontro e rotolarono felici sul più bel prato che si possa immaginare, felici di essere ancora insieme, felici di poter leggere l'una nella mente dell'altra! Certo, anche gli animali hanno uno Spirito e la loro missione é quella di aiutarci. Ma... qual era la sua missione? Ed allora disse di sì alla Luce che aspettava pazientemente. Tutti la salutarono con un solo messaggio: “AMA GLI ALTRI E TE STESSA".

 

Un istante dopo si ritrovava nel suo corpo, in ospedale. Un senso di pesantezza e di dolore la assalirono immediatamente: era di nuovo cieca! Scoppiò a piangere, chiedendo a Dio e a Gesù di aiutarla a sopportare di nuovo quella menomazione: era terribile essere tornata cieca dopo aver visto il Paradiso!

 

I medici accorsero al suo capezzale: era stata in coma per tre giorni, era un miracolo che fosse ancora viva! Ora doveva innanzitutto imparare ad amare sé stessa ...

 

La sua scorbutica padrona di casa divenne improvvisamente molto gentile e rimase shoccata quando le descrisse esattamente come era vestita il giorno in cui si era suicidata. Ella la ascoltò e poi la aiutò negli anni successivi. Il dono che aveva ricevuto era una straordinaria sensibilità nel percepire i pensieri ed i sentimenti della gente, capacità che aveva già, ma che ora si era moltiplicata. Ora era accettata dalle sue amiche, ora sapeva che il suo handicap poteva aiutarla a comprendere la gente e ad aiutare il prossimo.

 

Conclude così:

 

«Mi è stato detto che dobbiamo solo chiedere aiuto ai nostri Angeli ed essi verranno per guidare la nostra vita. Ho capito che dovevo superare la mia cecità per imparare ad usare il mio dono che mi permette di diffondere a tutti quanti la lezione d'amore che ho appreso.»

 

NDE Esperienze In Una Donna Cieca Dalla Nascita ha come fonte: Mindsight: Near Death and Out-of-Body Experiences in the Blind" by Kenneth Ring and Sharon Cooper

 

NDE Esperienze In Una Donna Cieca Dalla Nascita

 

NDE Esperienze In Una Donna Cieca

 

www.leparoledegliangeli.com

 

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