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Vita La Vita Un Percorso di Crescita Quotidiano Testimonianza

Vita La Vita Un Percorso di Crescita Quotidiano Testimonianza
 
Ciao cara Sara, come ti avevo accennato, è passato un po' di tempo, mi sono imbattuto in un'altra bella e significativa personale storia di vita che vorrei condividere con te ed insieme a coloro che tu riterrai poter essere interessati. Il nostro è un percorso di crescita quotidiano che io cerco di vivere intensamente, lasciandomi guidare dalla corrente del fiume in piena che è la vita. Continuo a seguirti nei tuoi progressi e traggo grande stimolo dai risultati messi a disposizione di tutti noi.
 
Ti allego alcune pagine della mia vita.
 
A presto, Carlo
 
Ancora una volta un sogno ..... ”mi trovavo in un luogo chiuso, circolare nelle sue forme, la luce che vi filtrava non riscaldava e non illuminava intensamente. Intorno a me erano collocate una serie di stanze, disposte in sequenza, l’una accanto all’altra ed io, con un profondo senso di angoscia e di apprensione, mi avvicinavo ad esse ed al loro interno potevo scorgere, quasi come se si trattasse di stanze di ospedale, un letto sul quale giaceva una persona ed accanto al capezzale, una sedia ove poggiava un'altra persona intenta ad assistere colui che sembrava essere un ammalato.
 
Proseguendo nel percorso, le medesime scene si sono ripetute alla mia vista, tanti ammalati ed altrettante persone che stavano loro vicine, sino a quando ho scorto un’ ultima stanza ove accanto al letto di un sofferente, vi era Gesù crocifisso, con tutta la sua croce, posta in obliquo accanto al capezzale di uno dei tanti ....
 
Sono stato preso da un’irrefrenabile inquietudine e guadagnavo velocemente l’uscita, ma ad un tratto, proprio ad impedirmi la fuga, ho trovato mio padre che in tutti i modi voleva impedirmi di allontanarmi, sino a quando ci sono riuscito, risvegliandomi bruscamente”.
 
E’ ancora una volta così che alla fine di questa estate, ho vissuto la mia nuova esperienza di crescita!
 
Dopo alcuni giorni da quel sogno che non mi aveva lasciato affatto sereno, ricevevo con mia sorpresa la telefonata di una cara ed anziana signora, Lidia, che non vedevo più da anni, e della quale, dalla morte del marito, avevo perso le tracce. Le sue parole di aiuto e compassione verso la figlia, avevano suscitato in me molta preoccupazione. Lidia era veramente disperata per ciò che le stava capitando, in un precipitare di eventi, troppo devastanti per essere sopportati da una donna sola ed ammalata.
 
La disperazione di Lidia per le sorti di Silvana, l’avevano portata a cercarmi ed io, mi recai da lei per ascoltarla e trovare il modo di darle conforto.
 
Il suo racconto di quegli anni trascorsi fu di urla, violenze subite e desideri di maternità mai appagati, per una figlia troppo innamorata ed un marito troppo lontano da lei.
 
Dissi a Lidia che Silvana avrebbe potuto chiamarmi in qualsiasi momento, ma già sapevo che ciò sarebbe stato difficile, conoscendola nella sua estrema riservatezza ed invece pochi giorni dopo l’impensabile accadde. In quei pochi minuti di conversazione percepii tutta la sua volontà di cambiare vita, voleva andare via e stava organizzando il suo futuro altrove. Io le chiesi come avrei potuto aiutarla e lei mi spiegò che aveva bisogno di un passaggio in auto sino a destinazione, non disponendo di molti soldi per il viaggio in treno e non volendo gravare sulla madre.
 
Ci lasciammo così, io la rassicurai ed iniziai a darmi da fare per il suo “passaggio”.
 
Dopo pochi giorni, il destino di Silvana si svelava in tutta la sua umana drammaticità. Fu una prima telefonata da parte di Lidia ad avvisarmi del suo improvviso ricovero e, dopo appena tre giorni, una seconda mi informava della sua morte.
 
Ero stato in ospedale da lei, due giorni prima, non appena saputo e mi ero adoperato con tutte le mie conoscenze per farla seguire dai medici nel migliore dei modi, poi pregai per lei, ma non servì.
 
Non accettavo di vederla al capezzale di morte, ma Lidia disperatamente mi fece chiamare ed io giunsi a porgerle l’ultimo saluto.
 
Arrivato presso la camera mortuaria, ove peraltro non ero mai stato prima in quel posto, ebbi accesso in un androne, fuori c’era gente ed anche accanto a me vi erano alcuni parenti all’ingresso e non appena fui dentro, venni colto da uno strana sensazione, riconoscevo quel luogo e più lo osservavo più mi rendevo conto di rivivere il sogno di cui ero stato protagonista nei giorni precedenti, al punto tale da dirlo ad alta voce a mia moglie, senza preoccuparmi di essere scambiato per matto!
 
Intorno all’androne centrale vi erano delle stanze, disposte in modo circolare, ed in ognuna di queste si trovava una bara aperta, con un defunto assistito da una o due persone, sedute accanto a lui in preghiera. Cercavo la stanza “di Silvana” e dopo poco la trovai, il suo volto sereno, dopo tanta sofferenza, e dietro il suo capezzale, raffigurato c’era Gesù, con il suo Volto compassionevole che non l’aveva abbandonata. Compresi tutto, avevo vinto le mie paure, accettando ancora una volta la realtà delle cose, ciò che mio padre aveva voluto insegnarmi in quel sogno, mio malgrado. Strinsi a me Lidia e mi rivolsi a Silvana con tutto il mio cuore, già sapendo ciò che lei avrebbe voluto da me.
 
Quello che si verificò successivamente è stato un susseguirsi di vicende che non lasciano alcun dubbio sull’intervento di Silvana, nella risoluzione di una serie di problemi che riguardavano la sopravvivenza stessa di Lidia.
 
La mia vicinanza a Lidia, è stata importante nei giorni a venire, ma ciò che accadeva aveva di continuo veramente dell’inspiegabile.
 
Provate ad immaginare come una donna sola, anziana, ammalata e poco colta, avrebbe mai potuto far fronte ad una mole enorme di problemi legali e burocratici che la investivano in pieno.
 
Lidia era sola contro quell’uomo che era stato suo genero, verso cui aveva mostrato affetto senza riceverne in cambio, diventato per lei motivo di grande timore, come lo era stato forse per la figlia, non potendo rassegnarsi al fatto che la legge gli avrebbe potuto consentire di padroneggiare in quella casa costruita con tanti sacrifici, trovandoselo magari al suo fianco.
 
Le sue pretese si fecero in poco tempo sempre più insistenti verso Lidia, ed era difficile per me ricostruire tutto ciò che Silvana aveva lasciato in sospeso. Tantissimi soldi da pagare, immobili ipotecati, l’assenza di un testamento. Era tutto estremamente complicato, ma sapevo che non mi sarei trovato da solo. Trascorsi le prime due sere a scartabellare tra le centinaia di estratti conti, contratti e scartoffie varie per fare chiarezza e trovare la strada giusta legale per aiutare Lidia.
 
I miei successi erano limitati, mancavano ancora alcuni pezzi importanti per completare il puzzle, ma avevo speranza e finalmente mi trovai al cospetto del legale incaricato a gestire la vicenda.
 
Quella mattina, io e Lidia eravamo nel suo studio, seduti di fronte alla sua scrivania ed avevo già iniziato a delineare i fatti, trovando una strana empatia nei confronti del mio interlocutore, una persona particolarmente umana e rassicurante.
 
L’Avvocato mi spiegava di essere stato un amico del marito di Silvana, ricordandolo come una brava persona, ma da un po' sembrava non riconoscerlo più. Io gli dissi, “non è cattivo, è solo fragile” e lui, approvando fece cenno di si col capo.
 
Mancava un documento essenziale, per fare chiarezza sulla faccenda, un contratto di mutuo che proprio non si era riuscito a trovare in quella marea di carte disordinate. Ma fu a quel punto che l’Avvocato rivolse la sua attenzione ad un incartamento, lo sollevò ed entrambi realizzammo trattarsi del documento che cercavamo. Io mi rivolsi a Lidia dicendole stupito, che sino alla sera prima io non avevo visto quel contratto e lei, quasi scusandosi con me, mi rispose che dopo averla lasciata, era venuta a trovarla una donna dell’agenzia immobiliare, consegnandole quel documento.
 
L’Avvocato comprese la situazione e prese a cuore il caso, dicendomi che aveva conosciuto Lidia durante un viaggio a Lourdes, mi disse “ io sono un barelliere” e, nel contempo, girò verso di me lo schermo del suo computer mostrandomi l’immagine della grotta miracolosa, completamente invasa dall’acqua, dopo gli strani eventi climatici che si erano visti in quella zona. Soggiunse poi ...” queste sono le lacrime della Madonna versate per i peccati dell’umanità”.
 
Ci salutammo, convinti che la questione, da quel momento in poi, avrebbe potuto prendere una piega favorevole per Lidia e vidi per la prima volta nei suoi occhi un po' di serenità. Ne fui entusiasta e dopo averla accompagnata mi diressi in ufficio, ove un collega mi attendeva per mostrarmi un articolo su internet che lo aveva colpito. Gli chiesi di cosa si trattasse e lui, quasi ripetendo lo stesso gesto fatto dall’Avvocato pochi minuti prima, girò lo schermo del suo computer mostrandomi l’immagine della Madonna di Lourdes che campeggiava su un articolo scritto da un sacerdote il quale aveva accomunato l’episodio del recente allagamento del sito Santo di Lourdes con l’incendio della montagna di Medjugorje, rilevandone dei precisi messaggi della Vergine Maria all’umanità.
 
Non riuscivo a mettere in relazione questi avvenimenti, ma conoscete il mio pensiero sulle “coincidenze” e, pertanto, ero certo che quanto mi stesse accadendo nell’aiutare Lidia fosse in qualche modo collegato.
 
Da pochissimi giorni, si è verificato un evento ancora più improbabile, annunciatomi dalla telefonata di Lidia che, in lacrime, mi diceva di aver trovato tra le carte di Silvana, grazie ad una sua cara amica, il testamento scritto di suo pugno, poche settimane prima della sua improvvisa ed inaspettata morte. Le aveva lasciato tutti i suoi beni che in precedenza le erano stati donati dai genitori, nominandola unica erede, non intendendo così abbandonarla con quell’uomo che non l’aveva saputa amare. Quasi quasi aveva percepito ciò che il destino stava per riservarle preoccupandosi di salvaguardare la madre.
 
Le nubi si erano diradate all’improvviso, Silvana aveva pensato ad ogni cosa, sia in questa vita di sofferenza che nel posto di luce e di amore ove si trova ora. Io risposi a Lidia, “ sai che lei ci sta aiutando, non avere paura perché tutto si aggiusterà”.
 
Credo di poter scrivere la parola fine a questa storia, avendone tratto un prezioso insegnamento: le sofferenze dell’umanità sono condivise tutti i giorni da coloro che ci amano infinitamente, Gesù Cristo e la Vergine Maria guardano alla nostra disperazione ed ascoltano i nostri cuori in ogni momento, donandoci speranza in questa vita e certezza nell’eternità.
 
Carlo
 
 
Titolo   Vita La Vita Un Percorso di Crescita Quotidiano Testimonianza
 
 

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