Le Parole degli Angeli
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Testimonianze

La Storia Di Miriam E Della Sua Mamma Presenza Del Cielo

La Storia Di Miriam E Della Sua Mamma Presenza Del Cielo

 

C’era una volta ….

 

Una bambina nata dentro il dolore. Un minuscolo punto che appena apparso sulla terra sembrava destinato ad essere spazzato via, per la maggior  parte degli uomini, ma non per la sua mamma.

 

Lei cresceva in un anfratto piano piano, mentre propaggini di radici maligni invadevano il seno di colei che avrebbe dovuto allattala. Non si è nemmeno discusso la scelta su cosa fare, lei c’era, esisteva nel grande disegno di Dio e allora aveva il diritto-dovere di nascere. Così, tra lacrime, speranze, preghiere e angosce circostanti continuava a crescere a dispetto di tutte le opinioni mediche, di tutti i centri che rifiutavano di aiutarci se non dopo l’aborto, fino a quando un medico disse: possiamo provarci.

 

Così si aspettò il terzo mese, in modo che questo primigenio ammasso di cellule fosse ben radicato nel suo nido, per procedere all’asportazione della mammella e dei linfonodi e mentre la mamma ancora stordita e dolorante aveva rinunciato per sempre alla sua bellezza, alla sua giovinezza, arrivò il primo segnale preoccupante sullo stato del feto. Alta probabilità di sindrome di down.

 

Furono pianti e scoramenti per tutti ma la sua mamma continuò a dire, va bene uguale, l’accetto anche così. Furono fatti altri accertamenti sui villi coriali, la mappa cromosomica di entrambi i genitori, con il risultato ancora più agghiacciante: alta percentuale di sindrome di Edward ossia trisomia 18, per chi non sapesse cosa comporta lo dico subito: la maggior parte dei feti con la sindrome muore prima della nascita. La sindrome ha un tasso molto basso di sopravvivenza, derivante da anomalie cardiache, malformazioni renali, problemi neuronali con difficoltà di movimento e altri problemi negli organi  interni. In sintesi la massima sopravvivenza era di un anno.

 

Si intensificarono le preghiere e l’intenzione della sua mamma di andare avanti ugualmente. Perché così era scritto. Così lei diventava un pancino morbido tra sedute di chemioterapie e malesseri conseguenti e aggiunti alla gravidanza. La mamma cercava di non pensare a come sarebbe stato, la coccolava, l’accarezzava e ascoltava musica rilassante. Si intensificarono le suppliche, i gruppi di preghiera attivati in ogni parte del mondo, in ogni luogo spirituale potente, la zia materna che amava tantissimo la mamma, si rivolgeva a Padre Pio in ogni istante, a volte arrabbiata, a volte disperata, a volte abbandonandosi alla volontà del Padre, e gli diceva: non ti lascerò in pace fino a quando non mi ascolterai.

 

Poi una sera, improvvisamente la stanza da letto si riempi per due volte di profumo, quel profumo particolare di fiori che ben conosceva e allora ebbe la certezza, la grazia che tutto sarebbe andato bene. Era un venerdì, il lunedì a scuola le portarono due immaginette del Gesù Bambino di Praga, spiegando che il venerdì sera era stata celebrata una messa speciale per la piccola.

 

Il piccolo angelo nacque di otto mesi, con quel punto interrogativo sulla sua salute. Quando gli infermieri commossi aprirono la porta e la fecero sbirciare, dissero che mai avevano visto una bambina così bella e serafica. Lei era là, avvolta in un panno verde con le mani intrecciate come in preghiera e dormiva pacificamente. Il papà si buttò a terra piangendo e tutti i familiari sentirono di scoppiare dalla felicità. Lei conobbe finalmente la sua mamma, senza seno, senza capelli, senza latte, ma era la mamma più bella del mondo.

 

Conoscemmo finalmente il suo nome, si chiamava Miriam, il vero nome della Madonna.

 

Miriam crebbe in simbiosi con la mamma e per lei diventò normale visitare corsie di ospedale, assistere alle febbri e alle ricadute della mamma, ma mai bambina fu così serena, così allegra e vivace, di una intelligenza fine e acuta tale da imparare a poco più di un anno le lettere dell’alfabeto, i numeri, i colori e quello che stranizzava più le maestre d’asilo era la sua enorme creatività e percezione delle cose. Sapeva quando la mamma stava male e voleva tornare a casa e gli ultimi giorni di vita, quando non riusciva quasi più a parlare, se non con grandissimo sforzo, apriva gli occhi e sorrideva quando arrivava Miriam che si accoccolava sul suo lettino facendole carezze sul volto.

 

Una notte si alzò di botto, accese la luce e andò dal papà incitandolo a svegliarsi, subito dopo squillò il telefono, la mamma voleva parlare con lei. E quando stremata arrivò il tempo di lasciare questa terra, passò ore di agonia senza andarsene perché voleva rivedere sua figlia.

 

Tutti sconsigliavano questo, per evitare un trauma alla bambina, ma non fu così, Miriam la salutò, giocò qualche minuto e appena fuori dalla clinica la mamma spirò.

 

Il giorno del funerale Miriam era tranquilla, per lei era una festa, tra canti e applausi, poi ad un certo punto si alzò e andò a inginocchiarsi davanti la bara sul lato della testa della sua mamma, e cominciò a parlare con lei, fino a quando non si alzò con un singhiozzo dicendo: "va bene mammina, da papà".

 

La messa si fermò, tutti erano sbalorditi e commossi, testimoni della potenza di Dio e del suo infinito amore. Ma questi episodi continuarono anche dopo, lei vedeva la mamma e Gesù, infatti non ebbe grossi traumi perché continuava a vederla sempre, voleva giocare nell’entrata perché diceva: mamma è seduta sulla scala e mi guarda, oppure si alzava la mattina dicendo di aver dormito tutta la notte abbracciata con lei. Un giorno le diedero in regalo una bambola, bruttina per la verità e lei si mise a piangere dicendo a mamma non piacciono le bambole, ed era la verità, un’altra volta in braccio alla zia, aveva un pupazzetto di peluche e guardandola negli occhi le disse: "Zia, non ha più male, non ha più male" …. "Chi non ha più male" le chiese e lei rispose: "Titti!" Aveva finalmente smesso di mettersi cerotti sulle ginocchia, in testa, sul petto e così anche ai suoi peluche, e anche stavolta aveva ragione, la mamma non soffriva più.

 

Questa è la storia della piccola Miriam, la bambina che non doveva neanche nascere, questa è la favola bella della mia vita, e quando vi chiederete che senso ha la vita, che senso ha la sofferenza, rileggete questa favola e capirete che l’amore supera ogni logica e previsione.

 

Abbiamo una luce in più sulla terra e un nuovo angelo a vegliare su di noi.

 

La Storia Di Miriam E Della Sua Mamma Presenza Del Cielo è la testimonianza di Marianna, la zia di Miriam

 

La Storia Di Miriam E Della Sua Mamma Presenza Del Cielo

 

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