Le Parole degli Angeli
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Testimonianze

Esperienze Di Una Adolescente Strana A Venezia

Esperienze di una adolescente strana a Venezia

 

Ciao Sara, inizio dicendoti che amo il tuo sito!

 

Prima di tutto voglio chiarire che non sono una ragazza molto praticante, mi piace andare in chiesa durante le festività, mi piace pregare perché lo trovo purificante, ma non pratico molto. Spesso e volentieri quando io entro in una chiesa le persone non mi vedono di buon occhio ...

 

E' proprio di questo che ti voglio raccontare

 

Qualche mese fa sono andata a Venezia, non mi ricordo il nome della chiesa, mi ricordo però che l'esterno era di un arancio tenue, quasi rosa. Non era tempo di messa, quindi sono andata ad osservare le statue e gli affreschi e ne sono rimasta rapita. Inutile dire che appena entrata molte persone mi hanno riservato un'occhiata alquanto perplessa. Cosa c'è che non va in me? Bhé sono la tipica adolescente strana, indosso vestiti larghi e da rocker e i miei capelli prendono tonalità parecchio distanti, dal viola al turchese, tra l'altro indosso chili di trucco, ma è uno stile, non un modo di essere. Chi mi conosce sa che sono di animo dolce e protettivo con chiunque.

 

La cosa strana però deve ancora arrivare, io sono ammaliata dagli Angeli, e giunta ad una statua angelica sono rimasti pietrificata, inutile dire che sarei rimasta a contemplarla per ore senza battere ciglio, ma una presenza dietro di me mi ha fatto rinvenire.

 

Osservando appena con la coda dell'occhio ho notato un ragazzo, in un altro contesto lo avrei definito un mio "simile", era vestito con jeans neri e una maglia dei Nirvana uguale ad una che io tengo sempre per le uscite con la mia migliore amica (essendo lei fan accanita del gruppo).

 

La cosa che però non mi era sfuggita era il modo che lui aveva di guardare quella statua, sembrava volerla incenerire con lo sguardo. Lì per lì non ho fatto nulla, perché cosa potevo fare io, ragazzina che ancora viveva nel suo mondo?

 

Diciamocelo, avevo (e ho tutt'ora) solo sedici anni, la prima cosa che si pensa alla mie età su un bel ragazzo è: 'mamma che bello!'. E io, mi duole ammetterlo, l'ho fatto.

 

Siamo rimasti entrambi cinque minuti a fissare la statua, la gente passava ma era poca e da quando lui si era accostato a me un gran mal di testa mi aveva fatto torcere il cervello, mi sentivo davvero male. Avevo quasi deciso di andarmene, quel tipo mi incuteva non poca paura!

 

Per una volta mi ero sentita al posto di quelle persone che mi vedevano entrare in chiesa, una ragazza con i vestiti strani e lo sguardo nero che entrava in chiesa era strano; per me lo era vedere un ragazzo sui vent'anni con capelli neri e occhi verdi che sembrava voler incendiare quel luogo.

 

Poi, avvenne in una frazione di secondo, un'altro ragazzo si accostò alla mia destra, esattamente a pochi passi da quello strano. Quel tipo era ancora più "strano" del primo, e lì ho pensato: cavolo, questo non è reale.

 

Quel ragazzo appena arrivato non poteva esserlo, non dico che fosse il mio Angelo Custode, ma lui era un Angelo. Ne sono più che certa, quel mal di testa scomparve, il calore che emanava quel individuo era così bello, pacifico, mi sentivo avvolta dalle nuvole.

 

Giuro che ero ad un passo dal chiedergli di farmi volare via con lui. Mi sono sentita bene, la stanchezza e i dolori che sentivo, via, nulla, spariti. Non volevo sapere nulla di nessuno, volevo solo attaccarmi al petto di quell'essere e non staccarmi più. Sentivo di dover restare con lui.

 

Non so se quello fosse il mio Angelo Custode o qualcos'altro, ma non era umano. Non riesco nemmeno a spiegare le sensazioni che ho provato, piacere, benessere, mi sono sentita leggera come una piuma, era estasi pura.

 

Quella settimana ritornai tutti i giorni per ore in quella chiesa, con la voglia di rincontrare quei due personaggi, volevo chiedere il loro nome, chi fossero e cosa ci facessero davanti a quella statua, se volevano tornare nel luogo che lo sguardo dell'Angelo nella statua puntava, se volessero tornare in Cielo. Volevo solo chiedere chi fossero e se potessero farmi capire di loro.

 

Nessuno di quei due individui era umano.

 

Io l'ho capito troppo tardi, quando sono tornata in albergo e ho aperto le tapparelle, lì dove il cielo era diventato nero. Avevo capito che qualcosa era successo, e io ero lì.

 

Grazie e perdona il mio sfogo

 

Abbracci,

 

Esperienze Di Una Adolescente Strana A Venezia è il racconto di Desirèe

 

Esperienze Di Una Adolescente Strana A Venezia

 

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