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La Visione Di Padre Pio E Di Mia Figlia Morta Suicida

La Visione Di Padre Pio E Di Mia Figlia Morta Suicida Testimonianze D'Amore

 

La Visione Di Padre Pio E Di Mia Figlia Morta Suicida

 

Era venerdì, 22 settembre 2000.

 

Mio marito, io, mia figlia e il suo ex marito, siamo tutti teatranti. Quella sera gli uomini uscirono per delle prove di uno spettacolo di cabaret, cui stavano lavorando insieme.

 

Io e mia figlia invece restammo a casa mia, intenzionate a tradurre un testo di B. Shaw che intendevo portare in scena per la stagione appena iniziata.

 

Quasi subito comprendemmo però che nonostante l’ottima conoscenza dell’inglese da parte di mia figlia, il lavoro necessitava di molto impegno di tempo e di lavoro perché la poetica, il ritmo e l’ironia non ne risentissero.

 

Vista la difficoltà dell’impresa, ci proponemmo quasi subito di tentare ancora di trovare il testo già tradotto.

 

Così, un pensiero dietro l’altro, non si sa come, ci trovammo a confrontarci sul tema della vita oltre la morte.

 

Ricordo con precisione che io dichiarai, come avevo fatto spesso, di essere possibilista rispetto all’ipotesi che ci fosse qualcosa oltre la morte e che per tutta risposta, mia figlia mi rispose senza incertezze: “Ecco, questa è la differenza fra me e te. Tu sei possibilista, io invece lo so, lo so per certo.”

 

Una discussione di questo tipo si sarebbe persa nella memoria o avremmo potuto ripeterla altre volte se non fosse che la mattina dopo, sabato, 23 settembre, fui svegliata da mio marito cui toccò l’ingrato compito di comunicarmi fra le lacrime, che la mia figlia più piccola, frutto di un precedente matrimonio, si era suicidata qualche ora prima, buttandosi dal balcone di casa sua.

 

Quel sabato tutta la famiglia si strinse intorno a me, e gli amici intorno a noi tutti, per sorreggerci in un momento tanto drammatico. Questa ragazza di appena ventuno anni era sempre stata come in guerra con la vita e fin da neonata la ricordiamo raramente serena. Questa considerazione può confortare un poco della sua mancanza soprattutto se si crede, con poche o nessuna incertezza a quel che la mia primogenita aveva asserito con fermezza la sera prima.

 

Ma come dice De Andrè, piangevamo di lei quel che ci era tolto, le braccia magre, la fronte e il volto ….

 

Quando la casa si fu svuotata da amici e parenti, mio marito mi invitò a sdraiarmi sul divano e a lasciare a lui il compito di riassettare la cucina.

 

Accolsi l’invito e mi abbandonai completamente, cedendo a peso morto sul divano. Nell’impossibilità di formulare un qualsiasi pensiero che non facesse terribilmente male, svuotai la mente, mantenendo l’attenzione fissa sul suono ipnotico prodotto dalla spazzola raccogli briciole che mio marito stava passando sulla tovaglia in cucina.

 

Ad un certo punto scorsi due figure dietro lo schienale del divano. Risultavano per me visibili solo il viso e le spalle. Mi soffermai sul volto del primo: un frate. Poteva avere circa quarantacinque anni. Capelli corti, biondo cenere, occhi azzurri e barba lunga circa un centimetro, di una tonalità simile ai capelli. Mentre mi soffermavo ad osservarne il volto, scorgevo in secondo piano una figura di cui mi rimasero per sempre impressi due particolari: l’abito bianco e i capelli lunghi, folti e lisci, come quelli di mia figlia. Non feci a tempo ad osservare con calma la seconda figura, come avevo fatto con la prima, perché in quel momento mi attraversò la mente un pensiero cosciente carico d’ansia : ”Chi sono e che ci fanno queste persone che non conosco in casa mia?” A quel punto tornai immediatamente cosciente e quella che chiamerò da allora in poi “la mia visione” scomparve immediatamente.

 

Mi alzai e andai in cucina a raccontare a mio marito quanto mi era appena accaduto. Gli dissi che prima di quel momento non avrei saputo immaginare come si presentasse una visione, ma a quel punto ero certa di averne appena avuta una, non richiesta, non cercata, inattesa e sorprendente.

 

Gli chiesi cosa pensasse della seconda figura, perché a me restava il dubbio che potesse essere un Angelo (prima di allora non mi ero mai occupata di Angeli) o forse addirittura mia figlia, che fosse venuta ad accertarsi che potessi farcela. Mio marito mi confortò dicendomi che certo doveva essere proprio mia figlia, preoccupata per il dolore che la sua morte doveva avermi causato.

 

Non potevamo esserne certi, ma l’idea ci parve confortante e in qualche modo sembrava dirci che nella dimensione in cui si trovava ora, qualunque fosse, qualcuno l’aveva accolta e stava bene.

 

Quel che non sapevo spiegarmi era perché ad accompagnarla fosse un Frate. Ne’ lei, né io, ne’ altri in famiglia frequentavamo la Chiesa o eravamo legati in qualche modo a qualche figura religiosa …

 

In quel momento l’associazione di mia figlia con un Frate ci appariva priva di significato e ripetei più volte ad alta voce questa domanda a mio marito: “Sì, ma perché un frate. Cosa c’entra un frate.”

 

Il giorno dopo sentimmo ancora il bisogno di stringerci in famiglia e andammo a casa di mia sorella. C’erano anche la mia primogenita e il suo ex marito. Eravamo lì da qualche ora quando suonarono al citofono. Era il mio ex marito, padre delle mie figlie, che certamente aveva sentito il bisogno di stare con la famiglia di sua figlia, con le persone che come lui l’avevano amata.

 

In quell’ultimo periodo la ragazza aveva trascorso con lui molto tempo, anche se da pochi mesi abitava in un piccolo appartamento tutto suo. Per questo il mio ex aveva molti dettagli da raccontarci circa le ultime settimane di vita, gli ultimi giorni, le ultime ore, fino alla sconvolgente scoperta di cui purtroppo lui fece dolorosa esperienza diretta.

 

Parlò a lungo. Quando tacque noi tutti rimanemmo in silenzio per un po’, come in raccoglimento, pensando a lei.

 

Fu di nuovo lui a rompere il silenzio: “Si è tolta la vita il giorno in cui ricorreva la morte di Padre Pio, il 23 settembre. Nel pugno stringeva il Rosario che io gli avevo portato da San Giovanni Rotondo.”

 

Per gli altri quell’aggiunta al racconto non aveva particolare significato, per me era invece una risposta chiara e forte alla domanda espressa ad alta voce la sera prima e dissi a mio marito: “Il Frate! Ecco perché l’accompagnava un frate!”

 

La Visione Di Padre Pio E Di Mia Figlia Morta Suicida Testimonianze D'Amore è la testimonianza di Alba

 

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