Le Parole degli Angeli
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Testimonianze

Un Angelo Nella Jungla In India Testimonianze Di Angeli

Un Angelo Nella Jungla In India Testimonianze Di Angeli
 
Curiosita' (per tutti gli aspetti della vita), ricerca (di Dio) ed una buona dose di incoscienza (nel fare entrambe le cose) erano un cocktail che hanno accompagnato costantemente i miei anni piu' giovanili e che alcune volte hanno creato situazioni al limite.
 
Una ventina di anni fa ero in India per la prima volta, alla ricerca di risposte fondamentali che prima o poi chiunque si pone: esiste Dio? chi sono io?
 
Ero andato alla ricerca di un Maestro sulle montagne dell’Himalaya. E l’avevo trovato!
 
In una cornice di incantevole bellezza, proprio alle pendici della catena montuosa piu' imponente del pianeta.
 
Non era stato facile giungere in quel luogo. Diversi ostacoli si erano frapposti, ma alla fine ero riuscito ad incontrare un’Incarnazione cosciente, una manifestazione di Dio.
 
Certo c’erano rituali diversi, ma accessibili e comprensibili, e la gioia e l’Amore che si respiravano alla presenza di quel Dio-Uomo erano palpabili e posso dire che mai prima avevo assaporato un 'cibo' cosi' divino. Insomma stavo una meraviglia! Dopo qualche giorno di permanenza decisi che dovevo fare una puntatina alla citta' piu' vicina per acquisti vari. Infatti in quel luogo non esisteva che un piccolissimo bazar con scorte limitate.
 
La cittadina piu' vicina distava solo una ventina di chilometri, ma il tragitto per arrivarci era impervio. Infatti occorreva costeggiare un fiume imponente – che tagliava a meta' una fitta jungla - attraversandolo anche a piu' riprese secondo un percorso che era conosciuto molto bene dalle varie guide che, dietro una piccola ricompensa, accompagnavano i visitatori.
 
L’andata era stata piacevole ed anche veloce, in compagnia sia di guide che di altri pellegrini.
 
Al ritorno, dopo due giorni, ero stato condotto da un mezzo pubblico fino ad una stazioncina di sosta (un chai shop, una specie di bar in mezzo alla jungla) da dove poi si dipartiva il sentiero, di dieci chilometri, tortuoso e pericoloso, conosciuto bene solo dalle guide. Era il primo pomeriggio e cercai qualcuno che, a pagamento, mi potesse condurre a destinazione. Ma non c’era nessuno, in quel momento, ne' guide, ne' visitatori, solo il gestore.
 
Il mio desiderio di rientrare e di godermi il Maestro era talmente forte che decisi di inoltrarmi da solo, nonostante i tentativi del simpatico indigeno che mi sconsigliava vivamente dal procedere; ma io volevo solo rientrare alla base. Del resto mi fidavo pienamente della mia notevole capacita' di memorizzare le strade, quando ero alla guida della mia auto.
 
Ma era solo orgoglio probabilmente a spingermi avanti.
 
Devo dire che agli inizi procedevo con un ritmo sostenuto, nonostante il caldo cocente ed il bagaglio pesante che mi accompagnavano e rallentavano non poco i movimenti. Punti di riferimento pero' non ce n’erano e dopo un po’ iniziai ad avere qualche perplessita' sul giustezza del percorso.
 
V’e' anche da dire che l’attraversamento del fiume poteva essere effettuato solo in quei guadi dove il letto del fiume, a causa del riempimento, era sufficientemente alto, in modo che la presa dei piedi fosse solida permettendo, quindi, di poter avere un certo equilibrio, a dispetto dell’intensita' della corrente che era notevole.
 
Man mano che procedevo, la stanchezza diventava piu' evidente, i punti di riferimento piu' labili e la luce del sole meno forte. Naturalmente iniziai a preoccuparmi anche perche' non avevo altra alternativa a quella di procedere. Riposare in un angolo di quel regno vegetale cosi' fitto, sconosciuto e pieno di potenziali pericoli, non era ipotesi da prendere in considerazione. Pertanto alla sicumera che mi aveva messo in quella situazione si sostitui', poco alla volta, una sensazione di insicurezza che si trasformo' in angoscia vera e propria, quando in uno dei tanti passaggi da una sponda all’altra del fiume, il mio corpo inizio' a sprofondare, prima fino alle anche poi per tutto il busto fino al collo. Fortunatamente mi bloccai quando l’acqua lambiva la bocca, col bagaglio sorretto dalle mani sopra il mio capo. La corrente era forte, il corpo bloccato e gli unici sforzi che potevo fare erano di cercare di restare immobile, per evitare che il flusso dell’acqua disperdesse il bagaglio coi documenti, biglietto d’aereo e soldi e soprattutto per non finire in balia della corrente che avrebbe potuto scagliarmi contro una delle tante rocce affilate che abitavano il fiume.
 
Dopo un po’ di tempo in quella posizione assurda il buio sceso del tutto e le forze ormai erano agli sgoccioli. Proprio quando stavo ormai per cedere ed abbandonarmi ad un destino non piacevole, avvertii una mano sicura e potente che mi sollevo' letteralmente spingendomi in avanti: in un attimo ero salvo sulla sponda del fiume!!
 
Mi buttai a terra per riprendere forze senza nemmeno capire cos’era successo. Appena mi ripresi mi girai e affianco a me c’era un indiano sorridente che mi sollecitava a muovermi. Nemmeno il tempo di ringraziarlo, mi prese il bagaglio e mi accompagno' fino alla mia meta. Giunto li' un altro sorriso e si congedo', sparendo improvvisamente nel buio cosi' com’era apparso.
 
Il giorno dopo, rinfrancato dopo una intensa dormita, mi interrogai su quante probabilita' ci fossero che una persona potesse essere proprio nel luogo e nel momento giusto di quella vastissima jungla. Non ho mai avuto dubbi: quello per me e' stato un intervento divino fatto da un Angelo, l’Angelo della jungla!!!
 
Libero
 
 
Titolo Un Angelo Nella Jungla In India Testimonianze Di Angeli
 
 

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